e l'Umbria deve considerarsi la "culla" dell'Ordine
francescano, la Sabina (Lazio) se ne potrebbe dire
la "balia", e questo grazie ai numerosi luoghi santificati
dallo stesso Francesco e dai suoi primi discepoli.
La fertile conca di Rieti, solcata dalle irrequiete acque
del fiume Velino, per i suoi eremi minoritici - testimoni
di indimenticabili episodi della storia francescana classica
- ha il merito di essere stata appellata la Valle Santa.
Le fonti storiche più attendibili testimoniano una
presenza frequente di frate Francesco e dei suoi compagni
nel circondario reatino, per lo più nella fase iniziale
dell'esperienza itinerante del Santo e negli ultimi anni della
sua vita.
Anche dopo la morte del Poverello di Assisi, la Valle Santa
continuò ad essere punto di riferimento dei sui primi
compagni, come testimonia la famosissima "Lettera di
Greccio", datata 11 agosto 1246. La stessa, unitamente
ai ricordi sulla vita di frate Francesco, fu compilata dai
frati Leone, Rufino e Angelo, e inviata all'allora Ministro
generale Crescenzio da Jesi.
I Santuari francescani che ingentiliscono le alture della
Valle reatina, minuscoli gioielli di semplicità, tanto
cari alla primitiva Regola francescana, sono: Poggio Bustone,
Greccio, Fonte Colombo e La Foresta.
IL SANTUARIO DI POGGIO BUSTONE
(Santuario delle Rivelazioni)
"Bono jorno, bona gente!" Fu questo, a detta della
tradizione, il saluto che Francesco, raggiunto il grazioso castello
di Poggio Bustone nel lontano autunno del 1208, in compagnia
di alcuni suoi frati, rivolse a quanti si erano riversati nelle
tortuose viuzze del borgo, incuriositi dall'arrivo di quei stravaganti
"Penitenti d'Assisi". Il numero dei curiosi presto
lievitò, e Francesco, come sua consuetudine, postosi
al crocicchio di qualche via o al centro della piazza principale,
affiancato dai suoi compagni, improvvisò una prima predica
a quel popolo schivo ma non ostile, abituato ad affrontare la
durezza della vita quotidiana in quello sperduto paesino alpestre.
Le magnetiche parole del giovane Francesco suscitarono un ardore
sacro e struggente. Nessuno, a Poggio Bustone, poté mai
più dimenticare quella sublime lezione di vita.
Dopo la predica, il Santo assisiate, fraternamente accolto dal
Monaco castellano del paese, chiese di potersi ritirare, assieme
ai suoi frati, in qualche luogo solitario, al fine di abbandonarvisi
in preghiera. Il Monaco, apprezzate le nobili intenzioni del
Poverello, indicò un piccolo eremitaggio benedettino,
intitolato a San Giacomo apostolo, posto a levante dell'alpestre
borgo, rinchiuso in una gola del monte Rosato.
Francesco, lasciando alle spalle l'abitato di Poggio Bustone,
salita l'erta affannosa del monte, giunse nell'umilissima chiesetta,
stabilendovi il primo "locus" francescano della cosiddetta
"Valle Santa" reatina.
Dimorando nella pace di quel monte, il Giullare di Dio, fedele
alla sua antica abitudine, nelle ore di meditazione era solito
ritirarsi in una grotta sita poco distante dalla piccola chiesa.
In quel buio anfratto - che la tradizione ha sempre venerato
come la Grotta di San Francesco -, l'Apostolo umbro per lunghe
ore restava inginocchiato sulla dura pietra, a dialogare con
il suo Dio.
Forse allora, a detta dello Joergensen, il Poverello compose
la stupenda preghiera che noi raccogliamo dalle sue labbra in
un'epoca posteriore alla prima esperienza di Poggio Bustone:
"Chi sei tu, dolcissimo Signor mio Iddio, e chi son io,
vermine vilissimo e inutile servo tuo? Signor mio amatissimo,
quanto vorrei amarti! Mio Signore e Dio, a te dono il mio cuore
e il mio corpo; ma con quanta gioia vorrei far di più,
per amor tuo, se sapessi come!".
In quei giorni, tramandano le cronache, Francesco, ritirato
nell'amena spelonca, ebbe le visioni dell'Angelo, che gli annunciava
la remissione dei peccati e il favorevole avvenire del suo Movimento.
Dopo quella prima "visita", ingentilita, tra l'altro,
dall'entrata nell'Ordine di Filippo Longo, Francesco d'Assisi
tornerà ancora nel recondito romitaggio di Poggio Bustone,
autentico "gioiello", insieme a Greccio, Fontecolombo
e La Foresta, della compagine francescana reatina, e testimone,
unitamente agli anzidetti luoghi, di eventi memorabili della
storia del Movimento minoritico.
CHIESA E CONVENTO
Il cenobio di Poggio Bustone, nato come romitorio, si è
gradualmente sviluppato intorno alle umilissime costruzioni
preesistenti, insignificanti dal punto di vista architettonico,
ma dotate di una fortissima carica storica e devozionale, derivante
dal loro diretto rapporto avuto e con la figura di Francesco
e con quella dei suoi più amati compagni.
Oggi il complesso conventuale di Poggio Bustone è costituito
dalla chiesa, dal convento propriamente detto, dal romitorio
primitivo (o inferiore) e dal Santuario superiore.
La chiesetta, edificata tra la fine del '300 e gli inizi del
'400, è dedicata a San Giacomo Apostolo. E' una costruzione
semplice, dalla forma a capanna con copertura a capriate. L'ingresso
è preceduto da un portico di recente fattura. Il portale
è caratterizzato da una lunetta sulla quale è
il quattrocentesco affresco raffigurante la Vergine col Bambino
ed Angeli. L'interno dell'edificio mostra: un secentesco coro
ligneo quadrangolare; un quadro settecentesco riproducente la
Sacra Famiglia; un frammento di affresco raffigurante gli Apostoli
in barca intenti ad ascoltare Gesù; una tavoletta tardo
quattrocentesca sulla quale sono la Madonna delle Grazie col
Bambino e San Giuseppe; un affresco secentesco riproducente
due Angeli in adorazione, il Castello di Poggio Bustone i Santi
Francesco e Antonio ed un non ben identificabile pontefice;
due moderni affreschi di Bandeira de Mello riproducenti, rispettivamente:
San Francesco ed il suo ingresso a Poggio Bustone; San Francesco,
l'Angelo ed in basso i sei compagni.
Alla destra della chiesa si sviluppa il corpo conventuale, il
cui chiostro, a detta di esperti, rappresenta tre diverse epoche:
· il conventino duecentesco, costituito dal minuto portico
ornato di quattro pilastrini in pietra con abaco e smussi angolari.
Alla sinistra era la chiesina, ridotta oggi a corridoio; dietro
era il dormitorio comune e la cucina, adibita attualmente a
soggiorno ed a sala da pranzo;
· il convento trecentesco, rappresentato dagli altri
due corridoi e dagli edifici al piano terra;
· il piano superiore del convento, edificato nel Seicento.
Il chiostro, rudemente semplice, individuato da una serie di
archi, vede al centro un grazioso pozzo-cisterna, accanto al
quale, su una colonna, è posta una moderna statua del
Santo umbro. Notevoli le secentesche pitture delle lunette,
riproducenti Scene di vita di Francesco, e l'affresco quattrocentesco
raffigurante la Madonna col Bambino, che rivela una marcata
impronta umbro-toscana.
Alla destra dell'ingresso al convento, una scalinata adduce
al refettorio, impreziosito, fra l'altro, da ammirevoli dipinti
secenteschi, sui quali desta particolare attenzione quello raffigurante
l'Ultima cena.
IL SANTUARIO INFERIORE (ROMITORIO PRIMITIVO)
Alla destra dell'ingresso principale al complesso
conventuale, un passaggio esterno immette al romitorio primitivo
(o Santuario inferiore), luogo eretto dai Benedettini, per onorare
l'apostolo San Giacomo, e dagli stessi donato a Francesco.
Tornato alla luce nel 1947, il venerando luogo mostra intatta
la sua originaria struttura: un rozzo anfratto roccioso capace
di rapire l'osservatore e proiettarlo in un mondo ove, inevitabilmente,
riaffiora la remota vicenda del primordiale drappello minoritico.
Sotto l'edicola originale dedicata a San Giacomo, è stato
recentemente costruito un minuto altare in legno, superiormente
al quale è posto un Crocifisso. Alla sua destra, una
semplice Croce ricorda quanto narrato dal Wadding: "(...)
non avendo libri liturgici con cui potessero recitare le ore
canoniche, Francesco ed i suoi compagni tenevano fissi i loro
sguardi sul libro della Croce di Cristo".
Le due primitive finestrelle sono state adornate con artistiche
vetrate: nella prima è raffigurato il Miracolo della
guarigione di un bambino del Poggio, avvenuto per opera di San
Francesco; nella seconda è riprodotto il Miracolo della
guarigione di un lebbroso, avvenuta, a detta della tradizione,
nel secolo XVII, mentre l'ammalato era intento a lavarsi presso
la fonte di San Francesco, limitrofa al Santuario superiore.
SANTUARIO SUPERIORE
A ridosso del piazzale del convento, è il Tempietto
della Pace, all'interno del quale, nella rustica absidina, è
posta una moderna statua raffigurante San Francesco, che, sorridente,
sembra muovere i suoi passi verso l'umanità, per ricondurla
al divino Redentore.
Dal tempietto ha inizio un ripidissimo sentiero, lo stesso,
a detta del Terzi, "percorso dal grande solitario Francesco
d'Assisi, nelle sue frequenti ascensioni alla Grotta solitaria,
non solo diurne, ma anche notturne". Lungo l'aspro viottolo,
nel secolo XVII, furono erette sei cappelline, a ciascuna delle
quali è legato il ricordo di altrettanti episodi che,
stando alla tradizione popolare, sarebbero occorsi a Francesco
nelle sue continue ascese all'angusto luogo. La prima ricorda
il miracolo del breviario poggiato dal Santo su una pietra,
per di difenderlo dalla pioggia: la pietra cedette, ricevendo
il breviario. Il vuoto è tuttora visibile; la seconda
conserva la forma del cappuccio impressa nello scoglio, mentre
il Santo vi si appoggiava. A pochi metri da questa, si indica
una pietra, sulla quale sarebbe l'impronta del ginocchio, che
l'umile Francesco piegò alla vista di un Angelo; la terza
cappellina ricorda l'impronta sulla pietra del gomito del Santo;
la quarta, ricorda l'apparizione del demonio, il quale lasciò
sullo scoglio le sue impronte deformi; la quinta ha sul sasso
l'impronta di un piede del Poverello di Cristo; la sesta ha
l'impronta del piede di un Angelo, apparso al Santo in forma
umana.
Non lontano dalla sesta ed ultima cappellina è il Sacro
Speco. Sotto l'immane massa rocciosa alta circa cento metri,
è la suggestiva chiesetta che, con il suo campanile e
la sua absidina, racchiude come in un abbraccio la Grotta delle
visioni. La sacra costruzione, nota anche con il nome di Santuario
della riconciliazione, è sorta nel luogo ove frate Francesco
avrebbe avuto da Dio l'assicurazione del perdono dei suoi peccati
e la rivelazione circa il favorevole avvenire della sua fraternitas.
Il Santuario è costituito da due vani, l'uno all'altro
sovrastante; essi, piuttosto che elevati, risultano scavati
nella roccia. Si presentano come due semplicissimi, disadorni
ma suggestivi ambienti, infinitamente cari al Santo assisiate.
Quello inferiore non è che una specie di ingresso, da
cui una scala tagliata nella parete rocciosa, conduce alla vera
e propria grotta del Poverello di Dio. L'ambiente è caratterizzato
da un altarino trecentesco, al di sopra del quale è un
dipinto del secolo XVII, raffigurante l'Angelo che appare a
Francesco e lo rassicura della remissione dei suoi peccati.
Rozzi gradini tagliati sempre sulla viva roccia adducono al
vano superiore (l'attuale costruzione risale al 1634); qui si
può ammirare un minuscolo altare con sopra un quadro
raffigurante San Francesco orante ed il beato Egidio in riposo;
accanto la dicitura: "In questo sacro speco per molti anni
abitò il P.S. Francesco col B. Egidio ed altri compagni".
Riferendosi a questo luogo, lo Joergensen sottolinea: "E
se vogliamo comprendere a pieno Francesco d'Assisi, è
indispensabile seguirlo in alto, su quella grotta isolata della
montagna".
Estratto da: PAOLO ROSSI, Francesco d'Assisi
e la Valle reatina Paolo Rossi
paolorossi62@tele2.it
Per ulteriori informazioni ci si può
rivolgere a:
Santuario di Poggio Bustone
02018 Poggio Bustone (Rieti - Italia)
Tel. e fax 0746 688916
Pro-Loco Poggio Bustone - tel. 0746 688913
|